lunedì 20 agosto 2007

negazionismo


Qui di seguito desidero allegare una "rassegna stampa", riportante stralci di numerosi articoli recuperati online.Le parole deliranti con cui questi "intellettuali" cercano di confutare una terribile verità storica, danno l' idea dell' atmosfera antidemocratica portata avanti ancora oggi nella nostra Nazione da questi piccoli discepoli di Stalin.


FalceMartello n° 140 * 12-6-2000

Subito dopo l’8 settembre 1943 le truppe partigiane dell’Esercito di Liberazione jugoslavo presero possesso di una parte del territorio istriano. Il potere durò una ventina di giorni, un mese in alcune zone, poi i nazifascisti ripresero il controllo su tutta l’Istria. Dai giornali dell’epoca leggiamo che l’"ordine" riconquistato costò la vita di 13mila istriani, nonché la distruzione di interi villaggi. Nel contempo i servizi segreti nazisti, assieme a quelli della R.S.I, iniziarono a creare la mistificazione delle "foibe": ossia i presunti massacri che sarebbero stati perpetrati dai partigiani.
In realtà dalle "foibe" istriane furono riesumati circa 300 corpi di persone la cui morte potrebbe essere attribuita a giustizia sommaria fatta dai partigiani (ma per alcune cavità si sospetta che vi siano stati gettati dentro i corpi dei morti sotto i bombardamenti nazisti) nei confronti di esponenti del regime fascista: ciononostante basta dare un’occhiata ai giornali dell’epoca ed agli opuscoli propagandisti nazifascisti per rendersi conto di come l’entità delle uccisioni sia stata artatamente esagerata per suscitare orrore e terrore nella popolazione in modo da renderla ostile al movimento partigiano.
I contenuti ed i toni di tale mistificazione sono gli stessi che per più di cinquant’anni abbiamo visto propagandare dalla destra nazionalistica: "migliaia di infoibati solo perché italiani, vecchi, donne e bambini e persino sacerdoti", "infoibati ancora vivi" e "dopo atroci torture" (non di rado s’è poi visto che le sedicenti "vittime" scampate alle "sevizie titine" erano in realtà criminali di guerra che descrivevano le cose che essi stessi avevano fatto ad altri), e cosi via.
In realtà non c’è quasi nulla di vero in tutto questo.

Le donne uccise furono poche (e quasi tutte pesantemente compromesse con il nazifascismo, così come i sacerdoti), bambini nessuno.

Dicevamo che da più di cinquant’anni la destra ci bombarda con la sua propaganda contro i "crimini di Tito" per questo presunto "genocidio" delle foibe. Tale propaganda logicamente non è fine a se stessa, viene tirata fuori ciclicamente a seconda del periodo politico: quando va in discussione la legge di tutela per le comunità slovena in Italia, ad esempio; oppure all’epoca del processo per i crimini commessi nella Risiera .

"Onorare i martiri delle foibe", sentiamo dire ormai tropo spesso anche a sinistra. Dove si sa che nelle foibe finirono gerarchi, spie, torturatori, rastrellatori, squadristi e via di seguito, quindi persone che non ci pare proprio il caso di onorare. Di questo passo ci vedremo a portare fiori e commemorazioni pure a piazzale Loreto per il Duce e Claretta Petacci...


Processo alle Foibe, processo alla Resistenza

L'Istria fu occupata dai tedeschi a metà ottobre `43, dopo un breve periodo di "potere popolare". Dalle foibe istriane furono recuperate dai tedeschi, nel novembre successivo, circa 250 salme, presumibilmente di persone uccise dai partigiani. Le dodicimila persone cui fa riferimento Rocchi potrebbero anche essere scomparse da quelle zone, però chi le fece sparire non furono certo i "titini" ma i nazifascisti, che per "riportare l'ordine" nelle zone istriane precedentemente controllate dai partigiani avrebbero ucciso (secondo cifre da loro stessi riportate all'epoca) circa 13.000 persone; senza contare tutti i militari italiani in rotta che furono deportati nei lager tedeschi e via di questo passo. (Le deportazioni di partigiani ed Ebrei inizieranno un po' dopo).

Pare che la storia in Istria sia iniziata l'8 settembre ed è finita il 15 ottobre 1943, per poi ricominciare nei primi giorni di maggio del `45. Così a Trieste, dopo il 1deg. maggio `45, i partigiani avrebbero dovuto considerare che "la guerra era finita" (cosa non vera: tanto per dirne una, la Germania si arrese appena l'8 maggio) e che "chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato", e non si doveva più arrestare o fucilare gli "ex-fascisti" (come se il fatto che il fascismo fosse stato sconfitto portasse automaticamente la conseguenza che chi fino al giorno prima era fascista, aveva torturato ed ucciso, improvvisamente non poteva più essere ritenuto responsabile di nulla).Ma questa teoria, fino a pochi anni fa patrimonio esclusivo della destra più retriva, ha ormai attecchito, disgraziatamente, anche in certi settori della sinistra, o quantomeno di una parte politica che si autodefinisce di "sinistra" ed anche "democratica"; l'abbiamo visto nel recente incontro "pacificatore" tra Fini e Violante a Trieste.Qual è il risultato di tutto questo? Che in tutta Italia (non si tratta quindi solo di problemi legati alle zone di Trieste e dell'Istria) è iniziata la "caccia al partigiano assassino": in Piemonte come a Roma (per i fatti di via Rasella), si sta cercando di dimostrare che i partigiani erano "banditi", proprio come li definivano i nazifascisti; che si sono parificati i crimini nazifascisti alle azioni partigiane; che, forti del fatto che gli "slavocomunisti" hanno "infoibato" italiani in Istria e da questo "terrore" è poi dipeso l'esodo degli Istriani verso l'Italia, adesso l'Italia ha dei diritti su quelle terre, come ha avuto modo di dichiarare Sinagra in alcune conferenze tenute a Trieste: "lo stato italiano rivendica un diritto storico su regioni che sono italiane anche se provvisoriamente non lo sono"; oppure, come ebbe a dire nella stessa occasione il giornalista Biloslavo (che, nonostante il cognome, si sente "italianissimo" e scrive su giornali dell'estrema destra) che "il mare Adriatico diventi un lago italiano".Neoirredentismo? L'apparenza è tutta quella. Ma non solo. Quando Sinagra afferma, nel corso di altra conferenza, organizzata da Alleanza Nazionale (la forza politica che P.D.S. e Violante da mesi stanno cercando di "sdoganare" e di attribuirle patenti di democraticità) che "questo parlamento va chiuso", tale dichiarazione, detta da un piduista confesso, cosa può evocare se non immagini golpiste?Si processano le foibe per processare la Resistenza, per eliminare gli "opposti estremismi" (dove Fini ed i suoi, chissà perché, non vengono più considerati "estremisti"), per giungere alla "pacificazione", per poi riprendere col discorso neoirredentista sul confine orientale. Non si tratta qui di argomenti di cinquant'anni fa, questi nodi storici che ci portiamo dietro da cinquant'anni continueranno a condizionare le scelte politiche dei nostri governi (e non solo: ci sono anche poteri occulti dietro a tutto ciò...) per decenni ancora, se non si prenderà atto dello stato delle cose e non ci si metterà a smascherare le mistificazioni che su questi argomenti continuano ad essere portate avanti.


E a La Spezia parla la prof «negazionista»

Ha negato l’esistenza degli infoibati di Basovizza, ma forse a La Spezia non lo sapevano quando hanno invitato Alessandra Kersevan per celebrare il Giorno del Ricordo. Non sapevano che per lei la foiba di Basovizza è una mitologia creata ad arte dagli irredentisti e che la lapide sulla foiba è l’esempio del serietà con cui in Italia si inaugurano i monumenti nazionali. Dettagli. Raccapriccianti nel contesto allestito per domani alle 17: sarà proprio la storica friulana, nella sala della Provincia, a parlare de «Il Novecento sul confine orientale», a infilarsi in quella storiaccia brutta delle foibe che lei ha smontato più di una volta in consessi diversi. Paradossale. Con La Spezia che invita una «negazionista» nel giorno che il Parlamento italiano ha scelto «per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e delle più complessa vicenda del confine orientale». Un evento insieme ai tanti che preparano il 10 febbraio. Che esplode quando l’Associazione spezzina Cultura e Libertà chiede il patrocinio della Provincia per ricordare i martiri delle foibe con Marco Pirina, presidente del Centro Studi e ricerche storiche Silentes Loquimur di Pordenone e conosciuto in Italia e in Europa come il ricercatore che nell’88 ha rotto «il silenzio dei vivi» sugli infoibati. L’appuntamento con lui è domani al circolo Salvador Allende alle 21. Peccato che la Provincia abbia già provveduto con la storica friulana, che anticiperà la sua conferenza alle 17. Pirina conosce Kersevan e strabuzza gli occhi. Non ci crede che «in Italia sia permesso fare questo negazionismo nella giornata dedicata al Ricordo. Con una legge dello Stato, con un francobollo a memoria e con contributi elargiti per le manifestazioni». Silenzio. Una ricerca in rete e una virata a ritroso. Un compagno che non ha digerito la faccenda ci tiene a mostrarti un dvd. Sull’etichetta: «18 giugno 2005, Scandiano (Reggio Emilia), convegno sulle foibe organizzato dal Prc nella sala del Comune». Lo stralcio sull’intervento di Alessandra Kersevan alle prese con il proiettore. Stringe sul maggio ’45, sui 40 giorni dell’amministrazione jugoslava a Trieste: «Il simbolo di queste uccisioni è la foiba di Basovizza - spiega lei - con Claudia Cernigoi abbiamo fatto uno studio particolareggiato». Scorre l’immagine della lapide sulla foiba: «Nel ’96 parlava di 300 metri cubi di infoibati, nel ’97 la rettifica: i metri cubi sono 500. Questa la serietà con cui si fanno i monumenti nazionali in Italia». Risultato: «Quello che emerge dai documenti è che non solo non ci sono 500 metri cubi di infoibati, ma nella foiba di Basovizza non venne probabilmente infoibato nessuno. Tutta la mitologia, perché di mitologia si tratta, venne messa in piedi dal Comitato Nazionale di Liberazione triestino, non collegato con il Cnl Alta Italia, costituito da partiti irredentisti che lottavano perché il Friuli Venezia Giulia restasse all’Italia e che negli ultimi mesi di guerra preferivano la lotta agli jugoslavi piuttosto che quella contro i tedeschi e fascisti».


FU L' ITALIA FASCISTA A SCATENARE LA PULIZIA ETNICA
Non sorprende che le esigenze strumentali di reciproca legittimazione portino anche Fassino ad impegnarsi nella litania revisionista sulle Foibe cercando in questo il conforto di Fini. Preoccupa però vedere che anche le massime autorità dello Stato stiano contribuendo ad una grave opera di distorsione della memoria storica nazionale. é giusto che gli italiani ricordino le Foibe, e mai i comunisti italiani hanno negato questi tragici episodi, condannando senza esitazioni queste forme barbare di violenza post-bellica che hanno colpito anche molti innocenti. Ciò che denunciamo è il fatto che oggi quando si parla di Foibe si rimuove completamente il ricordo dei fenomeni che hanno provocato quel dramma. Si rimuove il fatto che è stata l'Italia fascista pianificare la pulizia etnica del confine orientale scatenando un piano scientifico di violenza razzista contro le popolazioni slave. Decine di migliaia di uomini e di donne sono state uccise, torturate, violentate solo per il fatto di parlare una lingua che non fosse l'italiano. Paesi interi sono stati bruciati dai fascisti ma anche dalle forze armate italiane. Ed infine Mussolini ha regalato Trieste al Terzo Reich, divenendo così complice della costruzione del campo di sterminio della Risiera di San Sabba. La storia non può essere condivisa se non si chiarisce sempre chi sono state le vittime e chi i carnefici. Se non lo si fa si rischia di scatenare di nuovo il nazionalismo ed il razzismo da entrambe le parti del nostro confine. Dichiarazione di Iacopo Venier, Segreteria Nazionale PdCI


SENZA SOSTA.

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato"
George Orwell

di Ivano Scacciarli
Parlare del paziente lavoro documentario di studiosi come Claudia Cernigoi, Alessandra Kersevan e tanti altri sulla vicenda delle foibe istriane non è solo un'operazione di precisazione storiografica. E neanche solo un occasione per distinguere questi lavori dalla paradossale accusa di negazionismo: dove quest'ultimo nega la mole documentaria in nome dell'estrapolazione di qualche dettaglio lo storiografo la assume tutta e nella sua complessità.Non si tratta di nemmeno un'occasione per fare storia, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno, rimettendo al centro dell'attenzione eventi già a lungo discussi quando la storiografia del '900 italiano è tutta da riscrivere. Parlare di questo lavoro documentario è invece mettere in evidenza lo sbarco di Orwell in Italia, che con l'invenzione delle foibe ha scritto un capitolo sinistro della verità istituzionale che si fa verità di fatto in concorso con il potere mediale.
Infatti, la vicenda delle foibe dopo l'entrata dei partigiani jugoslavi a Trieste è ristretta a decine di casi, e non a migliaia come deciso dalla verità mediale, è episodica e non ha i caratteri ne' qualitativi ne' quantitativi della pulizia etnica pianificata (ci sono infoibati per pure vendette personali ad esempio).
Il ristretto numero di infoibati spiega per esempio il fatto di come gli intervistati in tv siano quasi sempre esuli o parenti di esuli istriani e non parenti di infobati (che, se fossero stati migliaia, avrebbero avuto un numero superiore di parenti a testimonianza). C'è da chiedersi come sia avvenuto tutto questo, come sia potuto accadere che si sia potuto, non tanto cambiare interpretazione sui fatti, ma produrre una vera e propria storia parallela di questo paese che è diventata verità istituzionale e indiscussa. Tanto che l'attenzione mediale, ma anche la didattica nelle scuole, al 10 febbraio è persino superiore a quella nei confronri 25 aprile. E tutto attorno a migliaia di infoibati che, fortunatamente, non sono mai stati tali.
C'è davvero da chiedersi come si sia naturalizzato quest'evento che rovescia la verità storica su quanto avvenuto sul fronte orientale dove gli italiani diventano martiri del terrore venuto da est quando invece hanno invaso la Jugoslavia, come responsabili diretti di decine di migliaia di morti e corresponsabili dell'invasione nazista di quel paese che ha causato oltre un milione di morti e innumerevoli episodi di indescrivibile atrocità.
Tra le spiegazioni possibili ci sta il potere mediale sulla storia, che è una novità dell'ultimo ventennio che gli storici hanno imparato sulla loro pelle, ma anche il declino della capacità della politica di avere una propria idea di storia dopo la crisi delle grandi narrazioni. Da quando si è fatta funzione del mediale la politica ha perso contatto con la ricerca e con la capacità di analizzare il passato. Il problema è che il potere di significazione del passato, che produce qualcosa di esemplare che vale per il futuro, è stato assunto dal mediale che ha cominciato a produrre storia.Dal punto di vista istituzionale questa è stata l'occasione per fare una storia che guarda direttamente alla politica del presente. Creando eventi che mettono in secondo ordine l'origine della costituzione nella lotta partigiana si sono poste le premesse storiografiche per il suo sgretolamento da destra, per un nuovo assetto costituzionale decisionista e liberista. E i teorici dell'"uscita dal '900", nella fretta di sbarazzarsi di un patrimonio storico e nel tentativo di traghettarsi in ogni porto, hanno contribuito ad accellerare questo processo che di emancipatorio non ha proprio nulla e porta le inquietanti caratteristiche dell'invenzione statale e mediale della verità. E siamo arrivati a chi ha tutto da perderci in questo emergere di un nemmeno tanto informale ministero della verità: eppure leggi di esponenti verdi che parlano di "pulizia etnica" dei "comunisti" come se fosse successo davvero, per non parlare del presidente della Camera che qualche mese fa ha tenuto un convegno dove, equiparando i gulag a questo fenomeno mai esistito in questi termini, neanche si è soffermato un attimo sulle fonti documentarie.Per l'occasione di questa inventata giornata della memoria incollo quindi il link dell'intero libro "Operazione foibe" di Claudia Cernigoi.
http://www.pasti.org/foibets.html
Le fonti documentarie su questa invenzione sono state aperte. Spetta ora agli studiosi di storia delle comunicazioni di scrivere "Orwell in Italia, l'invenzione delle foibe". Se il testo della Cernigoi ci aiuta a capire il passato, questo testo da scrivere ci aiuterebbe per il futuro. E ne avremmo un gran bisogno.

da: www.contropiano.org

Un appello e una denuncia importanti sul clima politico e culturale nel nostro paese. Contrastare il revisionismo storico

Annullato un convegno sul campo di concentramento fascista di Gonars - relatrice la compagna Alessandra Kersevan - che avrebbe dovuto presentare il suo libro. Dopo che i fascisti e i forzaitalioti avevano disturbato un convegno analogo a La Spezia continuano i tentativi di reprimere la verità storica su quanto e' avvenuto tra il 1940 e il 1945 sul confine nord-orientale italiano.

Alessandra Kersevan era stata invitata dal locale Istituto storico e dal comune di Bellaria Igea Marina a fare una conferenza per presentare il suo libro sul campo di concentramento di Gonars. Era l'ultima di una serie di conferenze dedicate alla storia del confine orientale.

In questa organizzazione si era poi inserita anche la Provincia di Rimini. L'Istituto annullava all'ultimo momento la conferenza adducendo come scusante che c'erano state pressioni da parte di AN, che denunciava la Kersevan come storica "negazionista".

Nella vicenda dei campi di concentramento i negazionisti caso mai sono quelli di AN, ma tant'è i politici di centro sinistra della provincia han pensato bene di cedere alle pressioni squadristiche e hanno annullato la conferenza.

Va aggiunto il testo della mail che la storica ha indirizzato al Presidente e all'Assessore della provincia di Rimini (quest'ultima poi ha scritto, scusandosi e rinnovando la "stima" nei suoi confronti...):

"Vi state prestando ad una operazione di censura di stampo fascista, nei confronti di una studiosa che il vostro istituto storico aveva giudicato scientificamente degna di fare una conferenza, ma voi avete preferito basarvi sui giudizi politicamente interessati dati da politici di AN.
La vicenda del campo di concentramento fascista di Gonars e degli innumerevoli altri campi fascisti in cui morirono fra il 1941 e il 1943 7000 sloveni, croati, montenegrini - donne, uomini, vecchi, bambini, cioè famiglie intere rastrellate dall'esercito italiano in quelle terre occupate e ANNESSE (!!) - di fame e di malattie è uno dei tanti crimini di guerra impuniti commessi dall'esercito italiano in Jugoslavia. I politici (o politicanti, forse è meglio usare questo termine) italiani che si riempiono ora da destra a sinistra la bocca con la giornata del ricordo, non sanno nulla della storia delle terre del confine orientale e di ciò che il fascismo vi ha rappresentato. La mia conferenza poteva essere una buona occasione per saperne qualcosa, almeno per la popolazione di Bellaria. Vi ricordo che la stessa legge istitutiva della giornata del ricordo, parla anche delle "più complesse vicende del confine orientale", e quindi avreste avuto anche la copertura della legge, se vi occorreva proprio. Ma come diceva il Manzoni, il coraggio uno non se lo può dare, e voi non ve lo siete dato.Forse si tratta solo di piccoli e meschini calcoli politici. L'assessore alla cultura di Bellaria, unica che mi abbia contattato, anche se solo dopo che io l'avevo cercata, mi dice che la mia presenza avrebbe messo in pericolo l'ordine pubblico. A parte l'evidente esagerazione, mi pare che i fascisti adesso abbiano capito bene cosa dovranno fare in futuro, quando si parlerà di argomenti che non gradiscono: mobiliteranno le loro squadracce minacciando l'ordine pubblico, e tutti caleranno le brache. Mi pare che il fascismo nel '20 abbia trionfato così. Spero che tutto questo vi si rivolti contro, e che gli elettori antifascisti della provincia di Rimini sappiano almeno togliervi il loro consenso.

Alessandra Kersevan".


Io non vorrei scrivere parolacce sul mio blog, ma devo dire che queste cose mi fanno proprio INCAZZARE, così come mi fa INCAZZARE il Signor ministro Mastella, che nel suo astuto provvedimento sanziona con pene fino ai 4 anni di carcere chi nega la veridicità dell' olocausto, ma non accenna minimamente a punire chi nega l' esistenza del fenomeno Foibe, per non scontentare i suoi amici Bolscevichi.VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!

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