mercoledì 22 agosto 2007

addio a pola


I disi che bisogna far valise,
che in primavera dovarò pompar,
con quatro fazzoletti e do’ camise,
e con do’ brazzi che sa lavorar,
se devo andar
te vojo dir addio,
come sa dir addio un Polesan,
per saludarte come un vero fio,
che el parti per andar assai lontan…

Solo do’ lagrime,
una per ocio,
e po’ in zenocio
questa terra baserò.
Solo do’ lagrime,
el cor in gola,
mia cara Pola,
mi te saluderò!

Addio vojo dighe a ‘sta caseta,
dove che go passà la gioventù,
addio a questa terra benedetta,
perché se vado, no te vedo più!
Con la coscienza più che mai serena,
do’ robe vojo cior per ricordar
In t’un scartosso un tochetin de rena,
in ‘na fiaschetta un fià del tuo bel mar!

Solo do’ lagrime,
una per ocio,
e po’ in zenocio
questa terra baserò.
Solo do’ lagrime,
el cor in gola,
mia cara Pola,
mi te saluderò!

lunedì 20 agosto 2007

negazionismo


Qui di seguito desidero allegare una "rassegna stampa", riportante stralci di numerosi articoli recuperati online.Le parole deliranti con cui questi "intellettuali" cercano di confutare una terribile verità storica, danno l' idea dell' atmosfera antidemocratica portata avanti ancora oggi nella nostra Nazione da questi piccoli discepoli di Stalin.


FalceMartello n° 140 * 12-6-2000

Subito dopo l’8 settembre 1943 le truppe partigiane dell’Esercito di Liberazione jugoslavo presero possesso di una parte del territorio istriano. Il potere durò una ventina di giorni, un mese in alcune zone, poi i nazifascisti ripresero il controllo su tutta l’Istria. Dai giornali dell’epoca leggiamo che l’"ordine" riconquistato costò la vita di 13mila istriani, nonché la distruzione di interi villaggi. Nel contempo i servizi segreti nazisti, assieme a quelli della R.S.I, iniziarono a creare la mistificazione delle "foibe": ossia i presunti massacri che sarebbero stati perpetrati dai partigiani.
In realtà dalle "foibe" istriane furono riesumati circa 300 corpi di persone la cui morte potrebbe essere attribuita a giustizia sommaria fatta dai partigiani (ma per alcune cavità si sospetta che vi siano stati gettati dentro i corpi dei morti sotto i bombardamenti nazisti) nei confronti di esponenti del regime fascista: ciononostante basta dare un’occhiata ai giornali dell’epoca ed agli opuscoli propagandisti nazifascisti per rendersi conto di come l’entità delle uccisioni sia stata artatamente esagerata per suscitare orrore e terrore nella popolazione in modo da renderla ostile al movimento partigiano.
I contenuti ed i toni di tale mistificazione sono gli stessi che per più di cinquant’anni abbiamo visto propagandare dalla destra nazionalistica: "migliaia di infoibati solo perché italiani, vecchi, donne e bambini e persino sacerdoti", "infoibati ancora vivi" e "dopo atroci torture" (non di rado s’è poi visto che le sedicenti "vittime" scampate alle "sevizie titine" erano in realtà criminali di guerra che descrivevano le cose che essi stessi avevano fatto ad altri), e cosi via.
In realtà non c’è quasi nulla di vero in tutto questo.

Le donne uccise furono poche (e quasi tutte pesantemente compromesse con il nazifascismo, così come i sacerdoti), bambini nessuno.

Dicevamo che da più di cinquant’anni la destra ci bombarda con la sua propaganda contro i "crimini di Tito" per questo presunto "genocidio" delle foibe. Tale propaganda logicamente non è fine a se stessa, viene tirata fuori ciclicamente a seconda del periodo politico: quando va in discussione la legge di tutela per le comunità slovena in Italia, ad esempio; oppure all’epoca del processo per i crimini commessi nella Risiera .

"Onorare i martiri delle foibe", sentiamo dire ormai tropo spesso anche a sinistra. Dove si sa che nelle foibe finirono gerarchi, spie, torturatori, rastrellatori, squadristi e via di seguito, quindi persone che non ci pare proprio il caso di onorare. Di questo passo ci vedremo a portare fiori e commemorazioni pure a piazzale Loreto per il Duce e Claretta Petacci...


Processo alle Foibe, processo alla Resistenza

L'Istria fu occupata dai tedeschi a metà ottobre `43, dopo un breve periodo di "potere popolare". Dalle foibe istriane furono recuperate dai tedeschi, nel novembre successivo, circa 250 salme, presumibilmente di persone uccise dai partigiani. Le dodicimila persone cui fa riferimento Rocchi potrebbero anche essere scomparse da quelle zone, però chi le fece sparire non furono certo i "titini" ma i nazifascisti, che per "riportare l'ordine" nelle zone istriane precedentemente controllate dai partigiani avrebbero ucciso (secondo cifre da loro stessi riportate all'epoca) circa 13.000 persone; senza contare tutti i militari italiani in rotta che furono deportati nei lager tedeschi e via di questo passo. (Le deportazioni di partigiani ed Ebrei inizieranno un po' dopo).

Pare che la storia in Istria sia iniziata l'8 settembre ed è finita il 15 ottobre 1943, per poi ricominciare nei primi giorni di maggio del `45. Così a Trieste, dopo il 1deg. maggio `45, i partigiani avrebbero dovuto considerare che "la guerra era finita" (cosa non vera: tanto per dirne una, la Germania si arrese appena l'8 maggio) e che "chi ha avuto ha avuto e chi ha dato ha dato", e non si doveva più arrestare o fucilare gli "ex-fascisti" (come se il fatto che il fascismo fosse stato sconfitto portasse automaticamente la conseguenza che chi fino al giorno prima era fascista, aveva torturato ed ucciso, improvvisamente non poteva più essere ritenuto responsabile di nulla).Ma questa teoria, fino a pochi anni fa patrimonio esclusivo della destra più retriva, ha ormai attecchito, disgraziatamente, anche in certi settori della sinistra, o quantomeno di una parte politica che si autodefinisce di "sinistra" ed anche "democratica"; l'abbiamo visto nel recente incontro "pacificatore" tra Fini e Violante a Trieste.Qual è il risultato di tutto questo? Che in tutta Italia (non si tratta quindi solo di problemi legati alle zone di Trieste e dell'Istria) è iniziata la "caccia al partigiano assassino": in Piemonte come a Roma (per i fatti di via Rasella), si sta cercando di dimostrare che i partigiani erano "banditi", proprio come li definivano i nazifascisti; che si sono parificati i crimini nazifascisti alle azioni partigiane; che, forti del fatto che gli "slavocomunisti" hanno "infoibato" italiani in Istria e da questo "terrore" è poi dipeso l'esodo degli Istriani verso l'Italia, adesso l'Italia ha dei diritti su quelle terre, come ha avuto modo di dichiarare Sinagra in alcune conferenze tenute a Trieste: "lo stato italiano rivendica un diritto storico su regioni che sono italiane anche se provvisoriamente non lo sono"; oppure, come ebbe a dire nella stessa occasione il giornalista Biloslavo (che, nonostante il cognome, si sente "italianissimo" e scrive su giornali dell'estrema destra) che "il mare Adriatico diventi un lago italiano".Neoirredentismo? L'apparenza è tutta quella. Ma non solo. Quando Sinagra afferma, nel corso di altra conferenza, organizzata da Alleanza Nazionale (la forza politica che P.D.S. e Violante da mesi stanno cercando di "sdoganare" e di attribuirle patenti di democraticità) che "questo parlamento va chiuso", tale dichiarazione, detta da un piduista confesso, cosa può evocare se non immagini golpiste?Si processano le foibe per processare la Resistenza, per eliminare gli "opposti estremismi" (dove Fini ed i suoi, chissà perché, non vengono più considerati "estremisti"), per giungere alla "pacificazione", per poi riprendere col discorso neoirredentista sul confine orientale. Non si tratta qui di argomenti di cinquant'anni fa, questi nodi storici che ci portiamo dietro da cinquant'anni continueranno a condizionare le scelte politiche dei nostri governi (e non solo: ci sono anche poteri occulti dietro a tutto ciò...) per decenni ancora, se non si prenderà atto dello stato delle cose e non ci si metterà a smascherare le mistificazioni che su questi argomenti continuano ad essere portate avanti.


E a La Spezia parla la prof «negazionista»

Ha negato l’esistenza degli infoibati di Basovizza, ma forse a La Spezia non lo sapevano quando hanno invitato Alessandra Kersevan per celebrare il Giorno del Ricordo. Non sapevano che per lei la foiba di Basovizza è una mitologia creata ad arte dagli irredentisti e che la lapide sulla foiba è l’esempio del serietà con cui in Italia si inaugurano i monumenti nazionali. Dettagli. Raccapriccianti nel contesto allestito per domani alle 17: sarà proprio la storica friulana, nella sala della Provincia, a parlare de «Il Novecento sul confine orientale», a infilarsi in quella storiaccia brutta delle foibe che lei ha smontato più di una volta in consessi diversi. Paradossale. Con La Spezia che invita una «negazionista» nel giorno che il Parlamento italiano ha scelto «per conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra e delle più complessa vicenda del confine orientale». Un evento insieme ai tanti che preparano il 10 febbraio. Che esplode quando l’Associazione spezzina Cultura e Libertà chiede il patrocinio della Provincia per ricordare i martiri delle foibe con Marco Pirina, presidente del Centro Studi e ricerche storiche Silentes Loquimur di Pordenone e conosciuto in Italia e in Europa come il ricercatore che nell’88 ha rotto «il silenzio dei vivi» sugli infoibati. L’appuntamento con lui è domani al circolo Salvador Allende alle 21. Peccato che la Provincia abbia già provveduto con la storica friulana, che anticiperà la sua conferenza alle 17. Pirina conosce Kersevan e strabuzza gli occhi. Non ci crede che «in Italia sia permesso fare questo negazionismo nella giornata dedicata al Ricordo. Con una legge dello Stato, con un francobollo a memoria e con contributi elargiti per le manifestazioni». Silenzio. Una ricerca in rete e una virata a ritroso. Un compagno che non ha digerito la faccenda ci tiene a mostrarti un dvd. Sull’etichetta: «18 giugno 2005, Scandiano (Reggio Emilia), convegno sulle foibe organizzato dal Prc nella sala del Comune». Lo stralcio sull’intervento di Alessandra Kersevan alle prese con il proiettore. Stringe sul maggio ’45, sui 40 giorni dell’amministrazione jugoslava a Trieste: «Il simbolo di queste uccisioni è la foiba di Basovizza - spiega lei - con Claudia Cernigoi abbiamo fatto uno studio particolareggiato». Scorre l’immagine della lapide sulla foiba: «Nel ’96 parlava di 300 metri cubi di infoibati, nel ’97 la rettifica: i metri cubi sono 500. Questa la serietà con cui si fanno i monumenti nazionali in Italia». Risultato: «Quello che emerge dai documenti è che non solo non ci sono 500 metri cubi di infoibati, ma nella foiba di Basovizza non venne probabilmente infoibato nessuno. Tutta la mitologia, perché di mitologia si tratta, venne messa in piedi dal Comitato Nazionale di Liberazione triestino, non collegato con il Cnl Alta Italia, costituito da partiti irredentisti che lottavano perché il Friuli Venezia Giulia restasse all’Italia e che negli ultimi mesi di guerra preferivano la lotta agli jugoslavi piuttosto che quella contro i tedeschi e fascisti».


FU L' ITALIA FASCISTA A SCATENARE LA PULIZIA ETNICA
Non sorprende che le esigenze strumentali di reciproca legittimazione portino anche Fassino ad impegnarsi nella litania revisionista sulle Foibe cercando in questo il conforto di Fini. Preoccupa però vedere che anche le massime autorità dello Stato stiano contribuendo ad una grave opera di distorsione della memoria storica nazionale. é giusto che gli italiani ricordino le Foibe, e mai i comunisti italiani hanno negato questi tragici episodi, condannando senza esitazioni queste forme barbare di violenza post-bellica che hanno colpito anche molti innocenti. Ciò che denunciamo è il fatto che oggi quando si parla di Foibe si rimuove completamente il ricordo dei fenomeni che hanno provocato quel dramma. Si rimuove il fatto che è stata l'Italia fascista pianificare la pulizia etnica del confine orientale scatenando un piano scientifico di violenza razzista contro le popolazioni slave. Decine di migliaia di uomini e di donne sono state uccise, torturate, violentate solo per il fatto di parlare una lingua che non fosse l'italiano. Paesi interi sono stati bruciati dai fascisti ma anche dalle forze armate italiane. Ed infine Mussolini ha regalato Trieste al Terzo Reich, divenendo così complice della costruzione del campo di sterminio della Risiera di San Sabba. La storia non può essere condivisa se non si chiarisce sempre chi sono state le vittime e chi i carnefici. Se non lo si fa si rischia di scatenare di nuovo il nazionalismo ed il razzismo da entrambe le parti del nostro confine. Dichiarazione di Iacopo Venier, Segreteria Nazionale PdCI


SENZA SOSTA.

"Chi controlla il passato controlla il futuro. Chi controlla il presente controlla il passato"
George Orwell

di Ivano Scacciarli
Parlare del paziente lavoro documentario di studiosi come Claudia Cernigoi, Alessandra Kersevan e tanti altri sulla vicenda delle foibe istriane non è solo un'operazione di precisazione storiografica. E neanche solo un occasione per distinguere questi lavori dalla paradossale accusa di negazionismo: dove quest'ultimo nega la mole documentaria in nome dell'estrapolazione di qualche dettaglio lo storiografo la assume tutta e nella sua complessità.Non si tratta di nemmeno un'occasione per fare storia, anche se ce ne sarebbe un gran bisogno, rimettendo al centro dell'attenzione eventi già a lungo discussi quando la storiografia del '900 italiano è tutta da riscrivere. Parlare di questo lavoro documentario è invece mettere in evidenza lo sbarco di Orwell in Italia, che con l'invenzione delle foibe ha scritto un capitolo sinistro della verità istituzionale che si fa verità di fatto in concorso con il potere mediale.
Infatti, la vicenda delle foibe dopo l'entrata dei partigiani jugoslavi a Trieste è ristretta a decine di casi, e non a migliaia come deciso dalla verità mediale, è episodica e non ha i caratteri ne' qualitativi ne' quantitativi della pulizia etnica pianificata (ci sono infoibati per pure vendette personali ad esempio).
Il ristretto numero di infoibati spiega per esempio il fatto di come gli intervistati in tv siano quasi sempre esuli o parenti di esuli istriani e non parenti di infobati (che, se fossero stati migliaia, avrebbero avuto un numero superiore di parenti a testimonianza). C'è da chiedersi come sia avvenuto tutto questo, come sia potuto accadere che si sia potuto, non tanto cambiare interpretazione sui fatti, ma produrre una vera e propria storia parallela di questo paese che è diventata verità istituzionale e indiscussa. Tanto che l'attenzione mediale, ma anche la didattica nelle scuole, al 10 febbraio è persino superiore a quella nei confronri 25 aprile. E tutto attorno a migliaia di infoibati che, fortunatamente, non sono mai stati tali.
C'è davvero da chiedersi come si sia naturalizzato quest'evento che rovescia la verità storica su quanto avvenuto sul fronte orientale dove gli italiani diventano martiri del terrore venuto da est quando invece hanno invaso la Jugoslavia, come responsabili diretti di decine di migliaia di morti e corresponsabili dell'invasione nazista di quel paese che ha causato oltre un milione di morti e innumerevoli episodi di indescrivibile atrocità.
Tra le spiegazioni possibili ci sta il potere mediale sulla storia, che è una novità dell'ultimo ventennio che gli storici hanno imparato sulla loro pelle, ma anche il declino della capacità della politica di avere una propria idea di storia dopo la crisi delle grandi narrazioni. Da quando si è fatta funzione del mediale la politica ha perso contatto con la ricerca e con la capacità di analizzare il passato. Il problema è che il potere di significazione del passato, che produce qualcosa di esemplare che vale per il futuro, è stato assunto dal mediale che ha cominciato a produrre storia.Dal punto di vista istituzionale questa è stata l'occasione per fare una storia che guarda direttamente alla politica del presente. Creando eventi che mettono in secondo ordine l'origine della costituzione nella lotta partigiana si sono poste le premesse storiografiche per il suo sgretolamento da destra, per un nuovo assetto costituzionale decisionista e liberista. E i teorici dell'"uscita dal '900", nella fretta di sbarazzarsi di un patrimonio storico e nel tentativo di traghettarsi in ogni porto, hanno contribuito ad accellerare questo processo che di emancipatorio non ha proprio nulla e porta le inquietanti caratteristiche dell'invenzione statale e mediale della verità. E siamo arrivati a chi ha tutto da perderci in questo emergere di un nemmeno tanto informale ministero della verità: eppure leggi di esponenti verdi che parlano di "pulizia etnica" dei "comunisti" come se fosse successo davvero, per non parlare del presidente della Camera che qualche mese fa ha tenuto un convegno dove, equiparando i gulag a questo fenomeno mai esistito in questi termini, neanche si è soffermato un attimo sulle fonti documentarie.Per l'occasione di questa inventata giornata della memoria incollo quindi il link dell'intero libro "Operazione foibe" di Claudia Cernigoi.
http://www.pasti.org/foibets.html
Le fonti documentarie su questa invenzione sono state aperte. Spetta ora agli studiosi di storia delle comunicazioni di scrivere "Orwell in Italia, l'invenzione delle foibe". Se il testo della Cernigoi ci aiuta a capire il passato, questo testo da scrivere ci aiuterebbe per il futuro. E ne avremmo un gran bisogno.

da: www.contropiano.org

Un appello e una denuncia importanti sul clima politico e culturale nel nostro paese. Contrastare il revisionismo storico

Annullato un convegno sul campo di concentramento fascista di Gonars - relatrice la compagna Alessandra Kersevan - che avrebbe dovuto presentare il suo libro. Dopo che i fascisti e i forzaitalioti avevano disturbato un convegno analogo a La Spezia continuano i tentativi di reprimere la verità storica su quanto e' avvenuto tra il 1940 e il 1945 sul confine nord-orientale italiano.

Alessandra Kersevan era stata invitata dal locale Istituto storico e dal comune di Bellaria Igea Marina a fare una conferenza per presentare il suo libro sul campo di concentramento di Gonars. Era l'ultima di una serie di conferenze dedicate alla storia del confine orientale.

In questa organizzazione si era poi inserita anche la Provincia di Rimini. L'Istituto annullava all'ultimo momento la conferenza adducendo come scusante che c'erano state pressioni da parte di AN, che denunciava la Kersevan come storica "negazionista".

Nella vicenda dei campi di concentramento i negazionisti caso mai sono quelli di AN, ma tant'è i politici di centro sinistra della provincia han pensato bene di cedere alle pressioni squadristiche e hanno annullato la conferenza.

Va aggiunto il testo della mail che la storica ha indirizzato al Presidente e all'Assessore della provincia di Rimini (quest'ultima poi ha scritto, scusandosi e rinnovando la "stima" nei suoi confronti...):

"Vi state prestando ad una operazione di censura di stampo fascista, nei confronti di una studiosa che il vostro istituto storico aveva giudicato scientificamente degna di fare una conferenza, ma voi avete preferito basarvi sui giudizi politicamente interessati dati da politici di AN.
La vicenda del campo di concentramento fascista di Gonars e degli innumerevoli altri campi fascisti in cui morirono fra il 1941 e il 1943 7000 sloveni, croati, montenegrini - donne, uomini, vecchi, bambini, cioè famiglie intere rastrellate dall'esercito italiano in quelle terre occupate e ANNESSE (!!) - di fame e di malattie è uno dei tanti crimini di guerra impuniti commessi dall'esercito italiano in Jugoslavia. I politici (o politicanti, forse è meglio usare questo termine) italiani che si riempiono ora da destra a sinistra la bocca con la giornata del ricordo, non sanno nulla della storia delle terre del confine orientale e di ciò che il fascismo vi ha rappresentato. La mia conferenza poteva essere una buona occasione per saperne qualcosa, almeno per la popolazione di Bellaria. Vi ricordo che la stessa legge istitutiva della giornata del ricordo, parla anche delle "più complesse vicende del confine orientale", e quindi avreste avuto anche la copertura della legge, se vi occorreva proprio. Ma come diceva il Manzoni, il coraggio uno non se lo può dare, e voi non ve lo siete dato.Forse si tratta solo di piccoli e meschini calcoli politici. L'assessore alla cultura di Bellaria, unica che mi abbia contattato, anche se solo dopo che io l'avevo cercata, mi dice che la mia presenza avrebbe messo in pericolo l'ordine pubblico. A parte l'evidente esagerazione, mi pare che i fascisti adesso abbiano capito bene cosa dovranno fare in futuro, quando si parlerà di argomenti che non gradiscono: mobiliteranno le loro squadracce minacciando l'ordine pubblico, e tutti caleranno le brache. Mi pare che il fascismo nel '20 abbia trionfato così. Spero che tutto questo vi si rivolti contro, e che gli elettori antifascisti della provincia di Rimini sappiano almeno togliervi il loro consenso.

Alessandra Kersevan".


Io non vorrei scrivere parolacce sul mio blog, ma devo dire che queste cose mi fanno proprio INCAZZARE, così come mi fa INCAZZARE il Signor ministro Mastella, che nel suo astuto provvedimento sanziona con pene fino ai 4 anni di carcere chi nega la veridicità dell' olocausto, ma non accenna minimamente a punire chi nega l' esistenza del fenomeno Foibe, per non scontentare i suoi amici Bolscevichi.VERGOGNA, VERGOGNA, VERGOGNA!

piccolo perle comuniste


"L'intervento militare russo in Ungheria serve a salvare la pace nel mondo", scriveva nel '56 l'attuale Presidente della Repubblica, in aperto scontro con un altro dirigente comunista, Antonio Giolitti, che aveva nettamente condannato la repressione sovietica.
Nel 1956, all’indomani dell’invasione dei carri armati sovietici a Budapest, mentre Antonio Giolitti e altri dirigenti di primo piano lasciarono il Pci, Napolitano arrivò a bocciare con durezza questa scelta dell’esponente comunista piemontese, profondendosi in elogi non solo di Togliatti, ma anche dei sovietici. L’Unione sovietica, infatti, secondo lui, sparando con i carri armati sulle folle inermi e facendo fucilare i rivoltosi di Budapest, avrebbe addirittura contribuito a rafforzare la «pace nel mondo».
Il concetto di pace del nostro presidente è alquanto curioso..

L'11 aprile del 1975, quando stava per iniziare il terrore dei khmer rossi, il Comitato Centrale del Pci vota una risoluzione a favore di quella che definisce "l'eroica Resistenza del popolo cambogiano e vietnamita". Dell'organismo dirigente che esprime la piena solidarietà a Pol Pot ed alla sua cricca di assassini, facevano parte D'Alema, Napolitano, Nilde Iotti, Bassolino, Petruccioli, Cossutta e tutto il gruppo dirigente del comunismo italiano. Il documento siglato dagli attuali vertici dell'Ulivo invita a "...sviluppare un grande movimento di solidarietà e di appoggio ai combattenti. Ogni democratico, ogni comunista, sia, come sempre e più di sempre, al loro fianco".

Non c'era da dubitare di ciò...Tra assassini ci si intende..

Intervista a Diliberto.
Non è la prima volta che visiti il Viet Nam. Ma il tuo resta un legame emotivo.
Sì, in un misto di terzomondismo e di comunismo, per noi Ho Chi Min dal punto di vista ideologico e Giap dal punto di vista dell’azione, erano due miti assoluti, complice il clima dell’epoca. Soprattutto è stata grandissima l’emozione di incontrare il generale Giap, il cui nome scandivamo nelle strade d’Italia: ha più di novant’anni, ma sta bene. E’ l’uomo di Dien Bien Phu, è stato uno dei più grandi geni militari della storia, al punto che viene studiato nelle accademie militari. Ma anche la visita ai famosi cunicoli di Qu Chi è stata incredibile. Credevo servissero solo per attraversare le linee nemiche: ma ci stava un intero villaggio, hanno vissuto nove anni lì dentro. All’ultimo di tre livelli c’era la scuola, l’ospedale... Io ho fatto solo cinque metri lì dentro, e ho capito perché gli americani non potevano che perderla la guerra...
Il Viet Nam comunista non è certo un regime democratico all’occidentale. Ma non è mai stato accusato dei crimini che di norma pesano sulla storia di altri paesi...
Erano comunisti dal volto umano: sono stati i vietnamiti a deporre Pol Pot e i khmer rossi cambogiani, un merito storico oggi dimenticato.

In vietnam un milione di persone sono sparite nei "Campi di rieducazione"...Forse Diliberto ignora tutto ciò..

Roma 23 novembre 2005
Questa mattina presso la sede del Pdci una delegazione cubana formata da Fernando Ramirez, Capo Dipartimento relazioni internazionali, e da Maria de Los Angeles Frida, Ambasciatrice di Cuba, ha incontrato il presidente del Pdci, Armando Cossutta e il responsabile Esteri, Iacopo Venier. L’incontro è stato occasione di uno scambio di opinioni e valutazioni sulla attuale situazione internazionale. I dirigenti del Pdci hanno ribadito la necessità di modifiche nella politica estera dell’Europa e dell’Italia nei confronti di Cuba.
Cossutta prima era il cagnolino di Stalin, ora lo è di Castro...Al peggio non c'è mai fine..

Applaudito l'intervento di Diliberto
di Andrea Genovali
Da "La Rinascita della Sinistra"
del 4 luglio 2003

Il segretario del Pdci, invece, ha ricordato le grandi conquiste della rivoluzione cubana in settori fondamentali della società come la sanità, la tutela dei minori, degli anziani, nel campo della ricerca scientifica, e ha sottolineato come l'esempio di Cuba parla non solo all'America Latina ma al mondo intero, alla sinistra mondiale. Oggi, ha detto Diliberto, le speranze di riscatto per quel martoriato continente passano, come sempre, dalla Cuba di Fidel, ma anche dal Brasile di Lula, dal Venezuela di Chavez, dall'Ecuador. Infine, ha ricordato che nel mondo sono milioni i bambini che muoiono di fame, per le guerre, che sono sfruttati, costretti a prostituirsi, usati come soldati: ebbene nessuno di quei bambini è cubano, perché a Cuba i diritti dei bambini sono garantiti e tutelati, così come lo sono i diritti fondamentali di ogni essere umano. Con queste parole Diliberto ha scaldato la platea di piazza Farnese ricevendo moltissimi applausi e consensi.

Ma perchè Diliberto non va a vivere a Cuba?!..


A Stalin vivo, Togliatti confessò entusiasta la sua assoluta ammirazione, e fece giuramento di essergli fedele, nel marxismo-leninismo e nelle realizzazioni del socialismo in Italia : «fare in Italia ciò che lui ha fatto in Russia»

Il suo degno discepolo Prodi sta cercando di attuare quel programma che Togliatti non riuscì a completare...

infoibatori


- - - CIRO RANER - - -

Residenza: Croazia.
Incarico: comandante nel 1945-46 dei lager di Borovnica vicino Lubiana.
Testimonianze: il racconto di un sopravvissuto, deposizioni scritte degli ex deportati e un documento del ministero degli Affari Esteri.
Pensione INPS: 569.750 lire per tredici mensilità. 50 milioni circa di arretrati.

Le sue azioni valorose:
Dal maggio 1945 al marzo 1946 Ciro Raner comandò il campo di concentramento di Borovnica in cui sono stati deportati oltre duemila italiani, in gran parte militari che si erano arresi. "Eravamo in fila con un scodellino per avere un mestolo d'acqua sporca e patate (...), quello davanti a me cercò per fame di raschiare il fondo della pentola. Subito la guardia partigiana lo colpì con una fucilata trapassandogli il torace. Arrivò il Raner che, dopo aver preso la mira, diede il colpo di grazia al ferito sparandogli alla nuca". Questo il racconto di Giovanni Prendonzani, sopravvissuto a Borovnica e ancora in vita a Trieste, città nella quale ha rilasciato la sua testimonianza ai Carabinieri. Sempre nel lager di Borovnica: " Il 15 maggio 1945 due italiani lombardi per essersi allontanati duecento metri dal campo furono richiamati e martorizzati col seguente sistema: presi i due e avvicinati gomito a gomito li legarono con un fil di ferro fissato per i lobi delle orecchie precedentemente bucate a mezzo di un filo arroventato. Dopo averli in questo senso assicurati li caricavano di calci e di pugni fino a che i due si strapparono le orecchie. Come se ciò non bastasse furono adoperati come bersaglio per allenare il comandante e le drugarize (sentinelle, ndr) che colpirono i due con molti colpi di pistola lasciandoli freddi sul posto". Questo racconto è riportato sul documento n. 62, archiviato nella stanza 30 al primo piano del ministero degli Affari Esteri e consegnato al giudice Pititto.


- OSCAR PISKULIC - - -

Incarico: capo dell'Ozna, la polizia segreta di Tito, a Fiume dal 1943 al '47.
Testimonianze:familiari delle vittime, un membro del CLN di Fiume e documenti vari.
Pensione INPS: dato non disponibile.

Le sue azioni valorose:
Oscar Piskulic, detto "Zuti" (il giallo), fu dal 1943 al 1947 il capo della temuta Ozna, la polizia segreta jugoslava a Fiume. L'avvocato Augusto Sinagra, che con la sua denuncia ha avviato l'inchiesta sul genocidio delle foibe, accusa proprio Piskulic e altri funzionari dell'Ozna, fra i quali gli italiani Norino Nalato e Giuseppe Domancich. Alla Procura di Roma sono stati consegnati 553 nomi di connazionali uccisi o scomparsi nel capoluogo quarnerino e dintorni, dal 3 maggio alla fine dei 1945. "I familiari di alcuni degli uccisi essendosi recati, spinti dall'angoscia, alla sede dell'Ozna a Fiume dove erano raccolti i cadaveri, avevano constatato che i funzionari a cui si erano rivolti erano i medesimi individui che erano penetrati nelle loro case per prelevare i congiunti poscia uccisi. (...) In tal modo l'uomo e la donna che avevano diretto il prelevamento dell'ex deputato della Costituente Sincich vennero identificati nel capo dell'Ozna Oscar Piskulic e nella sua amante (...)" si legge nella testimonianza di Luksic Lanini, membro del CLN di Fiume, consegnata alla Procura di Roma. Il figlio di Giuseppe Sincich, interrogato recentemente dal pubblico ministero Pititto, ha confermato le responsabilità di Piskulic sottolineando che suo padre "era un democratico, un economista, perseguitato dai fascisti, ma i democratici a quel tempo davano molto fastidio".
Da Adnkronos del 28 novembre 2000
Roma - Gli atti del procedimento a suo carico sono solo in lingua italiana e non croata. Così Oskar Piskulic, imputato nel processo sulle foibe che si tiene alla Corte d’Assise di Roma, ha fatto ricorso al Tribunale di Strasburgo per violazione della Convenzione Europea dei Diritti dell’Uomo. La Corte d’Assise ha infatti rigettato l’eccezione di nullità delle notifiche e dell’ordinanza di contumacia, mentre gli atti pervenuti a Piskulic sono in lingua italiana e non in lingua croata, come specificamente previsto - sottolinea il legale Livio Bernot- dalla Convenzione, anche alla luce della più recente normativa.

giorno del ricordo 2006 varese da "difesa adriatica"

COMITATO DI VARESE
Le commemorazioni
nel capoluogo e nella provincia
Giovedì 9 febbraio, in prima serata
trasmissione di un’ora diffusa dall’emittente
locale Telesettelaghi. Il programma
è iniziato con la testimonianza, sotto forma
di intervista, al Presidente del Comitato
avv. Sissy Corsi, del vicepresidente
dott. Guido Battara e del consigliere dott.
Pier Maria Morresi. Vengono completamente
trattati i temi della identità negata,
del dramma dell’esodo e delle foibe. Si
passa poi alle immagini del documentario
«Pola addio» dell’Istituto Nazionale
Luce, con commento finale del Presidente
Corsi.
Venerdì 10 febbraio, nell’Aula Magna
dell’Università dell’ Insubria di Varese la
celebrazione del Giorno del Ricordo organizzata
dal nostro Comitato con tema:
Comunicare il ricordo: per non dimenticare
gli esuli e le foibe. Erano presenti il
ministro Maroni, autorità civili e militari a
livello provinciale, il rettore dell’Università,
i consiglieri regionali Adamoli e
Marantelli nonché il sindaco del Libero
Comune di Zara, Ottavio Missoni.
In una sala totalmente gremita da esuli,
cittadini varesini e studenti ogni grado,
erano presenti tutti i membri del Comitato
di Varese. Moderatore il dott. Piermaria
Morresi, consigliere del nostro Comitato,
esule da Pola nonché presidente dell’Ordine
dei medici della Provincia.
Ha preso la parola l’avv. Sissy Corsi,
presidente del Comitato ANVGD di Varese
che ha salutato e ringraziato i presenti e
ha portato il suo personale ricordo dell’esodo.
Come "padrone di casa" il Rettore,
prof. Renzo Dionigi, ha sottolineato
come fosse ben lieto di ospitare ancora
una volta la nostra manifestazione ritenendo
che l’Università sia sede istituzionale
particolarmente adeguata per svolgere
questi incontri ove alle testimonianze si
coniuga il rigore scientifico della ricerca.
Il ministro del Welfare Roberto Maroni,
nel suo intervento ha affermato fra l’altro:
«Chiunque muore per le proprie idee
merita ricordo e rispetto e questa giornata
vuole essere un atto di risarcimento verso
le migliaia di italiani barbaramente uccisi
dai comunisti di Tito e per gli esuli da quelle
terre». Il prof. Claudio Bonvecchio, coordinatore
del corso di Laurea in Scienze
della comunicazione dell’Ateneo svolgendo
il tema dell’incontro come relatore ufficiale
tra l’altro ha affermato: «Comunicare
il ricordo vuoi dire comunicare l’identità
e l’identità non può essere disgiunta
da una appartenenza territoriale forte
come quella degli istriani e dei dalmati.
Oggi, in una società globa-lizzata è più
che mai importante difendere l’identità di
italiani attorno a quei valori che ci distinguono
in Europa».
Sono seguiti i contributi di studenti
liceali ed universitari: Fabrizio Perini, della
3a Liceo Classico "Ernesto Cairoli" di
Varese, ha presentato una relazione ampia
e documentata ascoltata da tutti con
grande interesse e commozione, interrotta
più volte da spontanei applausi. Anche
due studenti della 5 a D del Liceo Scientifico
"Da Vinci" di Gallarate hanno presentato
la loro ricerca svolta assieme ai
compagni di classe coordinata dalla
prof.ssa Cristina Boracchi.
È stata quindi la volta del Presidente
della Consulta provinciale studentesca che
ha esposto le azioni svolte presso le scuole
per la preparazione della giornata; quindi
uno studente dell’Università dell’Insubria
ha raccontato la sua esperienza
di nipote, di una signora esule da Pola e i
valori e sentimenti da essa trasmessi.

chi siamo



Lo scopo di blitzkrieg è quello di diffondere un' informazione rapida, esauriente e precisa su alcuni degli argomenti più cari al patrimonio culturale della Destra italiana.
Ho cercato di dare il meglio nel profilo storico, andando a ricercare una molteplicità di fonti, per permettere una panoramica completa sugli argomenti trattati.
p.s. per chi di voi non lo sapesse il generale nella foto in bianco e nero è Heinz Guderian, generale tedesco della seconda guerra mondiale ed inventore della guerra lampo, in tedesco blitzkrieg, una geniale tattica militare che permise alla Germania di schiacciare in poche settimane la potenza della Francia, mostrando al mondo intero la potenza della macchina da guerra tedesca.
Buona lettura!

biblioteca

In questa sezione sono raccolti alcuni dei libri più rappresentativi della cultura della destra, opere che raccontano pagine della storia del secolo scorso che la storiografia ufficiale ha volutamente ignorato, per precise ragioni politiche.Mi scuso per eventuali mancanze e spero che tutti voi andrete a comprare e leggere i testi riportati qui sotto, in modo da arricchire il vostro patrimonio di conoscenze culturali e politiche.Buon divertimento!


Io fascista ( Giorgio Pisanò, casa editrice Net): uno dei più grandi storici della destra italiana, Giorgio Pisanò, con ironia e realismo narra la sua drammatica esperienza personale nei drammatici giorni dell' Aprile_Maggio 1945, delle ultime battaglie fra i monti della Valtellina contro i partigiani,della prigionia e delle esecuzioni sommarie dei suoi camerati ,terminando con la detenzione a San Vittore e la successiva liberazione.
Un' opera imperdibile, scritta da un maestro del calibro di Pisanò.

Un ragazzo di Salò ( Benito Bollati, il Mulino): Benito è un ragazzo di 17 anni, che nella turbolenta estate del 1943 si trova davanti ad un difficile bivio: continuare la guerra al fianco dell' alleato tedesco o tradire la Patria saltando sul carro del probabile vincitore.
Benito sceglie la strada della fedeltà es aderisce alla RSI, diventando commissario del fascio repubblicano di Canegrate, il paesino in cui abita.
Questo giovane patriota è testimone di alcuni eventi passati alla storia,tra cui il discorso di mussolini al teatro Lirico il 16 Dicembre 1944 e l'insurrezione del 25 Aprile.
Arrestato dai partigiani viene seviziato e giunge ad un passo dal patibolo, prima di girare per oltre un anno per le carceri di mezza Italia, in compagnia di tanti camerati colpevoli di aver giurato fedeltà alla Patria.
Queste difficili prove non scoraggiano Benito, che nei decenni successivi diverrà un famoso avvocato e deputato del MSI.

1945_1947 guerra civile ( Marco Pirina, Silentes Loquimur): preziosissima opera di conoscenza storica sulle tristi vicende accadute nel secondo dopoguerra.Pirina elenca provincia per provincia tutti i crimini commessi dai partigiani,con un elenco dettagliato di uomini e donne uccisi o scomparsi in tutta l'Italia del nord, con riferimenti a giornali e testimoni dell' epoca.Imperdibile!

Fascismo repubblicano ( Pino Romualdi, Longanesi): storia della RSI scritta da Pino Romualdi,figura di primo piano del fascismo repubblicano e successivamente deputato del MSI per più legislature.Un testo importante, che analizza un capitolo importante della nostra storia, dando finalmente la parola agli sconfitti.

Il sangue e la memoria ( Pietro Macchione, Macchione Editore): piccolo ed interessante libro che descrive nel dettaglio numerosi crimini partigiani in provincia di Varese.Utile per le ricerche storiche ed istruttivo come semplice lettura.

Borovnica 1945 ( Gianni Barral, edizioni Paoline): resoconto dell' esperienza di un ufficiale dell'esercito della RSI, detenuto nel temuto campo di concentramento titino di Borovnica, nel quale migliaia di italiani trovarono la morte.Libro interessante, anche se le numerose divagazioni possono recare noia.

Foibe ( Raoul Pupo, Roberto Spazzali, mondadori): in questo libro viene trattato con abbondanza di particolari il tema delle Foibe e dell'Esodo degli istriani e dei dalmati,probabilmente uno dei migliori e più completi trattati su un argomento a lungo volutamente taciuto, scorrevole ed esaustivo.


Cuori neri (Luca Telese, Sperling & Kupfer): libro cult per la giovane destra italiana, narra delle vicende personali e politiche e delle morti di decine di uomini militanti nella variegata galassia della destra italiana durante i cosiddetti "anni di piombo".Interessante è leggere come gli "intellettuali" dell' epoca, fra cui Dario Fo e Franca Rame, giustificassero le aggressioni e le uccisioni di queste persone, ritenuti dei rifiuti da eliminare per costruire la società perfetta.La Rame ora siede in Senato.

La fiamma e la celtica ( Nicola Rao, Sperling & Kupfer): la storia del neofascismo italiana dall' immediato dopoguerra, fino ai centri sociali di destra di oggi.Un interessante strumento di analisi sull' evoluzione del pensiero e della politica di destra nel corso dei decenni, scritto in modo da non annoiare anche i non addetti ai lavori.
La resa dei conti ( Gianni Oliva, Oscar Mondadori): seria opera storiografica che illustra le quanto avvenuto nei giorni di sangue del 1945.
Un' ondata di odio e crudeltà senza precedenti nella nostra Nazione, che travolse e spezzò le vite di migliaia di innocenti.L'autore,Gianni Oliva,non può certo essere tacciato di essere filofascista,in quanto da 2 anni ricopre la carica di assessore alla cultura della regione Piemonte, amministrata dal centrosinistra.

Mussolini ( Nicholas Farrell, Le Lettere): la vita del duce raccontata con accuratezza e precisione dall' inglese Nicholas Farrell, in una biografia scritta senza connotati politici, ma con rigore e serietà.Opera scorrevole ed interessante.

Mussolini ( Remigio Zizzo): biografia incentrata soprattutto sul percorso politico di Mussolini e corredata di molte belle illustrazioni.Pregevole e scorrevole.


Il sangue dei vinti (Giampaolo Pansa, Sperling & Kupfer): il più famoso fra i numerosi libri di Pansa dedicati a quanto accaduto nei giorni della cosiddetta liberazione, un resoconto fedele ed appassionato dei crimini commessi da parte dei "patrioti" in camicia rossa.Questo libro ha messo fine ad un silenzio omertoso durato oltre 60 anni.


Il comunista in camicia nera ( Arrigo Petacco, Oscar Mondadori): storia di Nicola Bombacci,comunista amico personale di Lenin, attratto dalla dottrina sociale fascista diviene collaboratore personale del duce durante la RSI e successivamente viene fucilato con gli altri gerarchi fascisti a Dongo.Una figura affascinante che si adoperò per valorizzare il lato sociale e popolare del fascismo, un personaggio storico che morì incompreso.

Il superfascista ( Arrigo Petacco, Oscar Mondadori): biografia di Alessandro Pavolini,fascista toscano divenuto segretario del Partito Fascista Repubblicano.Intrepido, bello, duro come l'acciaio, l' incarnazione del perfetto fascista.

La rondine fuggita dal paradiso ( Hyok Kang, Piemme):il protagonista di questo piccolo ed interessante libro è Hyok Kang, un ragazzino come tanti altri,cresciuto nella Corea del Nord degli anni '90 dello scorso secolo;un paese surreale, inimmaginabile, dove una carestia provoca milioni di morti e per sopravvivere occorre nutrirsi dei vermi e dei topi.
Hyok e la sua famiglia scappano da questo inferno rosso e raggiungono la vicina Cina, dove sono costretti a vivere in clandestinità, nel timore di essetre arrestati e rimpatriati, andando così incontro a morte certa.
Alla fine Hyok riesce a raggiungere la Corea del Sud e per far capire ai suoi nuovi compatrioti cosa sia l'oppressione comunista, scrive questo libro, diventato in pochi mesi un best seller venduto in tutto il mondo.
p.s. L'Italia nel 1997, unica in Europa, ha intrapreso rapporti diplomatici con la Corea del Nord.


Tornata dall' inferno ( Claire Ly, Paoline): questo libro è la commovente storia del cammino di maturazione personale e spirituale di Claire Ly, un' insegnante di filosofia cambogiana,che si trova coinvolta, come milioni di suoi connazionali, nel folle progetto di appianamento sociale concepito dai Khmer rossi.
Claire vede morire per via delle persecuzioni comuniste il marito ed il padre, ma invece di lasciarsi andare ed incontrare lo stesso terribile destino, trova la forza interiore nel Dio dei cristiani e riesce a sopravvivere ed a costruirsi un' esistenza felice in Francia.

L' uomo del gulag ( Janusz Bardach, Net ): Janusz è un cittadino polacco, simpatizzante comunista, che allo scoppia del secondo conflitto mondiale si arruola nell' Armata Rossa.
Dopo alcuni mesi è accusato di sabotaggio, processato e condannato a 10 anni di gulag in Siberia,fra un gelo terribile ed una fame così terribile da indurre alcuni detenuti al cannibalismo.
Janusz riesce a sopravvivere solo grazie alla bontà d' animo di altri detenuti ed a portarci una vivida ed impressionante testimonianza dell' inferno bianco di Stalin.

Goring ( David Irving, Mondadori): bella biografia del maresciallo del Reich Goring, scritta da uno storico tanto discusso, quanto talentuoso, come David Irving.
Das Reich ( James Lucas, Hobby & Work ): storia completa ed esauriente della formazione e del percorso di guerra intrapreso dalla seconda divisione SS Das Reich.

Appuntamento a Hiroshima ( Stephen Walker, Longanesi): ricostruzione storica dettagliata della costruzione della bonba atomica e delle terribili conseguenze del suo utilizzo sulla città giapponese di Hiroshima.
Uno dei crimini più terribili della storia dell' umanità, avvenuto in nome della libertà e della democrazia.


La giovane prigioniera ( V. Souvannavong, Guerini e associati):drammatica storia di una ragazza laotiana che nel 1975 si trova coinvolta nei rastrellamenti effettuati dal neoinsediato regime comunista ed è costretta a trascorrere 4 anni in campo di "rieducazione", fra terribili violenze e persecuzioni.Nel 1979 riesce a scappare e a rifugiarsi in Francia.


Budapest 1956 ( Victor Sebestyen, Rizzoli ):storia della rivolta ungherese del 1956, contro l'oppressione comunista.Decine di migliaia di ragazzi ungherei lottarono per quella libertà che non avevano mai conosciuto, subendo la repressione dei carri armati sovietici e gli attacchi degli intellettuali stranieri, tra cui l' attuale presidente della Repubblica Napolitano, servi fedeli della dittatura del proletariato.


Occidente ( Mario Farneti, Nord ): primo libro di una interessantissima trilogia fantasy, ambientata in un' Italia dove il fascismo non è mai finito e Mussolini, ormai vecchio, deve difendersi da cospiratori che insidiano il suo potere.Lettura piacevole e scorrevole, sicuramente consigliata a tutti gli appassionati del genere fantasy.


1984 ( George Orwell, Mondadori ):Classico della letteratura mondiale, narra la storia i questo mondo alternativo, in cui una dittatura pseudocomunista controlla un inghilterra surreale, dove tutti sono spiati e anche solo pensare la cosa sbagliata può comportare la condanna a morte. Un capolavoro da leggere assolutamente.

foibe, la tragedia nascosta







Non piangere per me. Non mi sono mai sentito così forte come in questa notte di attesa, che è l'ultima della mia vita. Tu sai che io muoio per l' Italia. Siamo migliaia di italiani, gettati nelle Foibe, trucidati e massacrati, deportati in Croazia falciati giornalmente dall'odio, dalla fame, dalle malattie, sgozzati iniquamente. Aprano gli occhi gli italiani e puntino i loro sguardi verso questa martoriata terra Istriana che è e sarà Italiana. Se il tricolore d' Italia tornerà, come spero, a sventolare anche sulla mia Cherso, bacialo per me, assieme ai miei figli. Domani mi uccideranno. Non uccideranno il mio spirito, nè la mia fede. Andrò alla morte serenamente e come il mio ultimo pensiero sarà rivolto a Dio che mi accoglierà e a voi, che lascio, così il mio grido, fortissimo, più forte delle raffiche dei mitra, sarà: viva l' Italia!"
Con questa commovente testimonianza di coraggio e di amore verso la patria e verso la propria famiglia desidero porre l'attenzione su un avvenimento terribile e purtroppo sconusciuto alla maggioranza di quel popolo italiano tanto amato da questo martire dalmata:lo sterminio degli italiani di Istria e Dalmazia e l'orrore delle foibe.
Prima di tutto occorre una rapida spiegazione di che cosa si intenda con "Foiba".
Il termine "Foiba" è una corruzione dialettale del latino "fovea", che significa "fossa"; le foibe, infatti, sono voragini rocciose, a forma di imbuto rovesciato, create dall’erosione di corsi d’acqua; possono raggiungere i 200 metri di profondità.
Queste spaventose caverne sono state il luogo di sepoltura di decine di migliaia di italiani dell'Istria e della Dalmazia ,giustiziati dai partigiani comunisti di Josip Broz,meglio conosciuto come maresciallo Tito.
Questi poveri sventurati andarono incontro ad una morte atroce unicamente per aver avuto la sfortuna di essere italiani e di non aver voluto scappare da una terra nella quale abitavano da sempre.
Le esecuzioni nelle foibe si svolsero in due archi di tempo differenti:i primi eccidi avvennero nei mesi di Settembre e Ottobre del 1943,subito dopo l'armistizio proclamato dal generale Badoglio.
In questi mesi di incertezza politica si scatenò contro gli italiani istriani e dalmati una violenta persecuzione da parte delle armate partigiane di Tito calate sulle principali città della regione (Fiume,Pisino,Pola,ecc..).
I partigiani scelsero un'ampia gamma di bersagli che andava dai dirigenti del PNF,ai carabinieri,dai maestri ai farmacisti e ai postini.
Il criterio di selezione delle vittime rimane tuttora ignoto,poichè molti degli infoibati non avevano nemmeno la tessera del partito fascista.
Il numero delle vittime di questi mesi di sangue e odio varia dalle 700 stimate dal professor Raoul Pupo nel suo libro "Il lungo esodo" alle oltre duemila indicate da Giorgio Pisanò.Un conteggio prudente dovrebbe fornirci una cifra intorno a 1500 morti,nel giro di nemmeno due mesi.

Prima di inoltrarsi nella ricostruzione della seconda ed ancor più drammatica parte del racconto,è bene soffermarsi su come avvenisse la morte delle persone infoibate.
Come ho già detto le Foibe sono delle voragini molto profonde,dove è quasi impossibile raggiungere il fondo anche agli speleologi più esperti,dunque un luolo ottimo dove far scomparire per sempre i resti di centinaia ed a volte migliaia di persone.
Un buon esempio del metodo di esecuzione prediletto dai comunisti titini è riportato nella testimonianza di Giovanni R.,uno dei pochissimi sopravvissuti,quasi per miracolo all'infoibamento.
Ecco il racconto della sua terrificante esperienza:"Dopo un chilometro di cammino,ci fermammo ai piedi di una collinetta dove,mediante un filo di ferro,ci fu appeso alle mani legate un sasso di almeno venti chilogrammi.Fummo sospinti verso l'orlo di una foiba,la cui gola si apriva paurosamente nera.Uno di noi,mezzo instupidito per le sevizie subite,si gettò urlando nel vuoto,di propria iniziativa.Un partigiano allora,in piedi col mitra puntato verso di noi,ci impose di seguire il suo esempio.Poichè non mi muovevo mi sparò contro,ma a questo punto accadde un miracolo:il proiettile anzichè ferirmi spezzò il filo di ferro,cosicchè,quando mi gettai nella foiba,il sasso era rotolato lontano da me.La cavità aveva una larghezza di 10 metri ed una profondità di 15 fino alla superficie dell'acqua che stagnava sul fondo.Cadendo non toccai il fondo e tornato a galla potei nascondermi sotto una roccia.Subito dopo vidi precipitare quattro compagni colpiti da raffiche di mitra e venni schiacciato contro la roccia dalla pressione dell'aria causata dal lancio di una granata all'interno della foiba.Verso sera riuscii a ad arrampicarmi per la parete scoscesa e a guadagnarela campagna,dove rimasi nascosto per diversi giorni".

Spesso insieme ai condannati nelle foibe veniva buttato anche un cane nero,che secondo la tradizione slava doveva servire ad impedire agli spiriti dei morti di uscire a perseguitare i loro carnefici.Forse in fondo all'anima avevano la consapevolezza di stare facendo qualcosa di terribile?
Purtroppo per gli sventurati italiani di Istria e Dalmazia,quanto visto nel 1943 era destinato ad essere un fatto di minore entità,quasi un'inezia se confrontato con la strage perpetrata a loro danno nei mesi di Maggio_Giugno del 1945.
Si era alla fine della guerra,Trieste era insorta il 25 Aprile,come tutte le altre città italiane,le forze tedesche e fasciste si erano arrese nei primi giorni di Maggio,le forze anglo americane erano ancora lontane qunado crolllò il fronte Istriano_Dalmata.
L'Istria e la Dalmazia per intero e parte della Venezia Giulia vennero occupate dalle armate partigiane di Tito,che instaurano da subito un regime di terrore,nel chiaro intento di distruggere la classe dirigente italiana,per impedire agli italiani di riorganizzarsi.
In ogni città vennero insediati dei tribunali speciali,controllati dall' OZNA,la temibile polizia segreta di Tito.I processi farsa furono celebrati a migliaia e migliaia furonole condanne a morte comminate,spesso unicamente sulla base di un sospetto o su accuse inventate di sana pianta.
Molti altri italiani non ebbero neanche il "privilegio"di essere processati,ma vennero prelevati direttamente dalle loro case ed infoibati o chiusi in campi di concentramento da dove uscire vivi era un evento alquanto insolito.
Voglio adesso riportare alcune testimonianze di quei giorni di sangue e di odio.
Queste sono le terribili parole di di Luigi Podestà,ufficiale della marina italiana rinchiuso nel carcere di Lubiana:"Il 26 Giugno fummo messi tutti assieme in una cella misurante 7 metri per 14.Eravamo in 126.Anche nella nostra nuova sistemazione continuarono le violenze fisiche e le vessazioni.Il 23 Dicembre,a sera,una trentina di noi vennero scelti dal gruppo in base ad un elenco prestabilito,legati con le mani dietro la schiena a mezzo di filo di ferro e trasportati ad ignota destinazione con dei camion.L'indomani mattina gli automezzi fecero ritorno recando indumenti che noi riconoscemmo come già appartenuti ai nostri compagnipartiti la sera innanzi.Ai nostri occhi tale fatto assunse l' apetto di un macabro indizio.Il 30 Dicembre un'altra trentina di noi subiva la stessa sorte,seguiti il 6 Gennaio 1946 da un terzo ed ultimo scaglione di 36 persone".
Peggio ancora della morte per infoibamento era il destino riservato agli italiani internati nei campi di concentramento comunisti,veri e propri gulag,dove torture e privazioni di ogni tipo erano all'ordine del giorno.
Il più tristemente noto di questi campi era quello di Borovnica,vero e proprio inferno in terra per le migliaia di sventurati che ebbero modo di fare la sua conoscenza.
Risulta alquanto difficile spiegare cosa fosse realmente Borovnica,di conseguenza perchè la descrizione sia verosimile è meglio far affidamento sulle testimonianze di chi vi ha soggiornato ed è riuscito ad uscirvi con le proprie gambe.
Ecco la testimonianza di una donna rinchiusa insieme al fratello:"A Borovnica praticamente non si mangiava,visto che l'unico pasto giornaliero distribuito ai prigionieri consisteva in un pò di acqua calda con dentro delle verdure secche.I prigionieri deportati morivano in gran numero per denutrizione.Nel campo si vive in un'atmosfera di terrore continuo,senza limiti.Di notte un partigiano con la faccia cupa e torva entra nelle celle ed esce con qualcuno che non tornerà più.Le urla di dolore di Arnaldo(il fratello diciassettenne della testimone) e degli altri suoi compagni di pena mi risuonano dolorosamente nella testa giorno e notte...Al mattino gli aguzzini ritornano.Li hanno massacrati tutti.Uno entra nella mia cella e dice:"Quanti anni aveva tuo fratello?Non voleva morire,sai,anche dopo morto il suo corpo ha continuato a saltare...".
Secondo alcuni storici gli italiani che persero la vita a Borovnica sarebbero circa duemila,ma a parere di altri studiosi i morti potrebbero aver raggiunto la cifra di tremila.
Se Borovnica è il campo di concentramento più famigerato,Basovizza è sicuramente la foiba più famosa.
Basovizza in realtà non è una vera e propria foiba,ma un pozzo minerario scavato all'inizio del ventesimo secolo dalla ditta Skoda,utilizzato purtroppo in seguito per ben altri scopi dai partigiani titini.
Secondo un rapporto del servizio di informazione alleato:"Nell'area di Basovizza una cavità,chiamata Pozzo della Miniera,fu usata dai partigiani jugoslavi,in particolare tra il 3 ed il 7 Maggio 1945 per l'eliminazione di italiani.Tre testimoni oculari hanno dichiarato che gruppi da 100 a 200 personesono stati precipitati o fatti saltare di sotto.Le vittime dovevano saltare oltre l'apertura della foiba e veniva detto loroche avrebbero avuto salva la vita se ce l'avessero fatta.I testimoni riferiscono che,sebbene qualcuno fosse riuscito nel salto,più tardi fu ugualmente fucilato e scaraventato di sotto.Si dice che un commissario jugoslavo abbia dichiarato che più di 500 persone sono state precipitate nel pozzo ancora vive."
Le operazioni di recupero dei corpi iniziate nel 1945 e portate avanti per alcuni anni ci danno una stima approssimativa di 1200_1500 morti nella sola foiba di Basovizza,ma considerando le notevoli difficoltà incontrate nel recupero e l'approssimazione con cui sono volutamente state condotte le ricerche,il numero dei morti probabilmente andrebbe accresciuto di qualche centinaio.
Nel 1980 grazie all'intervento delle associazioni dei profughi istriano_dalmati il pozzo di Basovizza venne riconosciuto come monumento di interesse nazionale e nel 1991,anno della dissoluzione dell'Unione Sovietica e della jugoslavia,per la prima volta un Presidente della Repubblica italiana,Francesco Cossiga si recò in visita alla foiba di Basovizza.Ci sono voluti 46 anni di silenzio ed indifferenza prima che lo Stato italiano,nella figura della sua massima carica istituzionale,si recasse a rendare omaggio a questi nostri fratelli martiri.

In definitiva se volessimo fare un bilancio definitivo in termini di morti della persecuzione antiitaliana in Dalmazia,Istria e Friuli Venezia Giulia,a quanto si arriverebbe?
Certamente è difficile calcolarla con certezza,sia per via della molteplicità di fonti discordanti l'una con l'altra,sia perchè a tutt'oggi non è stato possibile esplorare 37 foibe,dove con ogni probabilità giacciono i corpi di molti italiani.
Un bilancio attendibile potrebbe essere quello stimato nella monumentale opera del 1989 "Albo d'oro.La Venezia Giulia e la Dalmazia nell'ultimo conflitto mondiale",che farebbe ammontare il numero di vittime intorno alle 16500.
Questo tributo altissimo di sangue innocente ha lasciato completamente indifferente lo Stato Italiano,che oltre a non aver fatto nulla nel corso dei decenni per assicurare i colpevoli alla giustizia,addirittura,fatto inconcepibile ed agghiacciante per una qualsiasi persona di buon senso,ha fatto pervenire una pensione ai principali carnefici.
Facendo una rapida indagine è facile ricavare un elenco di uomini che per più di 40 anni hanno ricevuto una pensione dalla nostra nazione,in quanto combattenti partigiani,pur essendo responsabili di crimini di guerra e crimini contro l'umanità.
Ecco qualche nome preso a caso dalle liste degli aventi diritto alla pensione:
CIRO RANER:comandante nel 1945_1946 del lager di Borovnica.
OSKAR PISKULIC:capo dell' OZNA a Fiume tra il 1945 ed il 1947.
IVAN MOTIKA:detto "il boia dell'Istria",pubblico accusatore per l'Istria tra il 1945 ed il 1947.
GIOVANNI SEMES:comandante militare di Zara tra il 1945 ed il 1947.
La lista è ancora molto,troppo lungo.
Nel 1999 la magistratura italiana,dopo decenni di assoluto disinteresse,si decise finalmente ad intervenire contro alcuni dei principali infoibatori ancora in vita.
A dire la verità il processo coinvolse solo ed unicamente tre imputati:i già citati Ivan Motica ed Oskar Piskulic ed il loro degno compare Avijanka Margetic.
Costoro erano ritenuti responsabilidi numerose sparizioni ed omicidi consumati a Fiume e in Istria nel periodo di tempo successivo alla fine del secondo conflitto mondiale.
Due degli imputati,Motica e Margetic morirono nel corso del processo,mentre per Piskulic il tutto si concluse con una sentenza di estinzione per amnistia del reato di omicidio.
Questo fu l'unico processo svoltosi in Italia contro i rsponsabili della morte di tanti innocenti.
Facendo un triste riepilogo possiamo dire:civili infoibati 16500,criminali processati tre,condannati zero.
Gli italiani di Istria e Dalmazia non riescono a trovare giustizia nemmeno dopo morti.
Se si volesse fare veramente giustizia,non si dovrebbero processare solamente i partigiani di Tito responsabili diretti di questi orrori,ma anche quanti in Italia,ammirando l'ideologia politica di Tito,fecero di tutto per insabbiare quanto stava avvenendo per il timore che ciò gettasse discredito su questo paradiso socialista.
Personaggi di primissimo piano della politica italiana del dopo Mussolini,favorirono con ogni mezzo la slavizzazione dei territori italiani occupati dagli jugoslavi ed intrapresero una campagna d'odio contro quanti volevano mettere in dubbio la purezza d'intenti del maresciallo Tito.
Il principale protagonista di questa mobilitazione filo slava fu il segretario del Partito Comunista Italiano Palmiro Togliatti.
Ecco un esempio del suo pensiero in questa lettera indirizzata ad un altro dirigente comunista che esprimeva le sue perplessità su questo modo d'agire:"L'occupazione da parte jugoslava è un fatto positivo di cui dobbiamo rallegrarci e che dobbiamo in tutti i modi favorire,perchè significa che in questa regione non vi sarà né un'occupazione né una restaurazione dell'amministrazione reazionaria italiana,cioè si creerà una situaziopne profondamente diversa da quella che esiste nella parte libera dell'Italia.Una linea diversa si risolverebbe,di fatto,in un appello all'occupazione di Trieste da parte delle truppe inglesi".
Togliatti sabotò qualsiasi tentativo di resistenza all'oppressione jugoslava,dando ordine ai militanti comunisti dei territori occupati di mettersi a completa disposizione di Tito.
Molti italiani che avevano preso parte alla guerra partigiana contro i nazi-fascisti,ma che in seguito si erano opposti allo smembramento della loro patria,furono rastrelllati ed uccisi nelle foibe e nei campi di concentramento titini senza che dall'Italia si levasse una voce forte di condanna,fatta eccezione per alcuni esponenti della Democrazia Cristiana.
Nella zona di Gorizia duecento carabinieri che avevano preso parte alla Resistenza furono arrestati ed inviati in campo di concentramento.Ne tornarono sei.
A Pola avvennero episodi di incredibile crudeltà contro uomini che fino a poche settimane prima avevano combattuto fianco a fianco con i partigiani yugoslavi.
Nella relazione redatta dal governo italiano per essere presentata alla conferenza di pace di Parigi del 1947,si leggono testimonianze raccapriccianti,come l'uccisione a colpi d'ascia di trecento italiani, in gran parte ex partigiani,in un forte della marina.
L'intento palese di Tito era di eliminare qualsiasi forma di dissenso,che potesse minare i suoi piani di annessione sulle terre occupate e la sua scure si abbatté con più forze contro quanti si manifestassero dissenzienti verso l'ideologia comunista.
Per essere onesti bisogna però ricordare che alcuni militanti comunisti dei territori occupati,contravvenendo alla linea del partito,si schierarono contro il progetto espansionistico di Tito.
Non è difficile immaginare il destino che Tito riservò loro.
Unitamente alle persecuzioni nei confronti di coloro che continuavano a rivendicare la propria italianità,il regime comunista diede il via anche ad una violenta persecuzione anticattolica,destinata a durare per alcuni decenni,fino alla morte di Tito.
I riti ed i funerali religiosi vengono ostacolati;nei cimiteri al posto della croci furono erette delle stelle rosse ed i sacerdoti che non si piegavano alla volontà della dittatura venivano perseguitati e spesso uccisi.
L'arcivescovo di Gorizia,monsignor Carlo Margotti,per aver condannato le atrocità commesse dai titini venne prima minacciato di morte ed in seguito espulso dalla città.
L'episodio probabilmente più famoso di soprusi commessi contro la Chiesa di Roma è l'arresto e la successiva condanna ai lavori forzati dei monaci benedettini del convento di Dalia,nei pressi di Cittanova d'Istria,colpevoli secondo il governo di Tito di propaganda sovversiva e di sabotaggio economico,per la mancata consegna di alcuni quantitativi di cereali all'ammasso.
La situazione per gli italiani che vivevano nei territori sotto controllo yugoslavo peggiorava di giorno in giorno.
I provvedimenti colpirono soprattutto la città di Trieste,dove era più radicata la presenza italiana.
Il giorno 3 Maggio 1945,il giorno dopo la conquista della città il comando militare yugoslavo emanò le prime disposizioni:venne proclamato lo stato di guerra e la legge marziale,il CLN di Trieste venne immediatamente esautorato ed il neosindaco Michele Miani arrestato,i giornali non comunisti vennero chiusi,fu proibita pena l'arresto l'esposizione di bandiere tricolori e di qualsiasi simbolo che potesse essere in qualche modo ricollegato all'Italia.
Il 5 Maggio migliaia di triestini,in prevalenza studenti,scesero in piazza per protestare contro le misure oppressive adottate dal comando yugoslavo ed esposero durante la manifestazione numerose bandiere tricolori.
In risposta a questa richiesta di libertà,i partigiani di Tito spararono sulla follla provocando cinque morti ed un numero imprecisato di feriti.
Frattanto a livello internazionale la situazione dell'Istria della Dalmazia e della Venezia Giulia rimaneva avvolta in una nuba oscura di incertezza.
Tito in origine pretendeva l'annessione alla Jugoslavia dell'Istria,della Dalmazia e di Gorizia e Trieste,mentre il presidente De Gasperi si opponeva,cercando di salvare queste terre dalla dittatura comunista.
Nel 1946 a Parigi si aprì una conferenza di pace, volta a stabilire il riassetto geopolitico di queste regioni.
La rappresentanza italiana era intenzionata a far pressioni sui paesi occidentali presenti alla conferenza,perchè appoggiassero le richieste italiane,che sostanzialmente consistevano nel mantenimento di tutti i territori precedentemente italiani,ad eccezione di Fiume che appariva indifendibile.
Gli italiani non tardarono molto ad accorgersi che lo scopo di questa conferenza non era quello di perdonare l'Italia per i propri errori e di reinserirla nella scena internazionale come una potenza,bensì di umiliarla ulteriormente,di rendere ancora più bruciante la sconfitta.
Le grandi potenze vincitrici nominarono una commissione mista che si recasse nella Venezia Giulia per elaborare una possibile spartizione territoriale che tenesse conto degli assetti etnico_politici delle varie realtà territoriali.
I membri della commissione proposero quattro diverse ipotesi di spartizione,che andavano dal mantenimento della sovranità italiana su tutta l'Istria occidentale e meridionale (linea americana),fino all'annessione alla Jugoslavia di tutti i territori ad est del fiume Isonzo ed anche oltre (linea sovietica).
Nel corso dell'estate del 1946 venne trovato una soluzione che accoglieva in larga misura le richieste di Tito,in quanto vennero assegnate alla Jugoslavia tutte le terre richieste ad eccezione di Gorizia e Monfalcone,rimaste italiane e di Trieste che entrò a far parte di un Territorio Libero,posto sotto l'amministrazione delle Nazioni Unite.
Da quel momento iniziò quell'ondata massiccia di emigrazione che gli storici hanno ribattezzato Esodo.
I primi italiani a lasciare le loro case e quella terra che tanto amavano e per la quale tanto avevano fatto,furono gli abitanti di Fiume,ben consapevoli che la loro città non sarebbe più ritornata sotto sovranità italiana.
Migliaia di persone lasciarono la città per sfuggire all'odio,alla miseria e all'oppressione.
La situazione per gli italiani residenti a Fiume,come del resto in numerose altre città poste sotto il controllo di Tito,si era fatta insostenibile.
L'ondata di persecuzione si abbattè con particolare violenza sugli imprenditori e sui commercianti,che videro sequestrate e nazionalizzate le imprese e i negozi dove lavoravano da una vita.
Per gli italiani,in seguito ad accordi internazionali,era possibile scegliere tra la permanenza nel nuovo stato yugoslavo e l'emigrazione in territorio italiano.
Per far capire quanto difficili fossero le condizioni di vita per gli italiani sotto il regime di Tito,basta citare l'esempio di Pola,dove su 31700 residenti di lingua italiana,ben 28058 scelsero di abbandonare la loro città per riparare in Italia.
Per gli italiani che lasciavano l'Istria e la Dalmazia per dirigersi in altre città della nostra penisola,l'accoglienza non era mai delle migliori,soprattutto per via della campagna d'odio scatenata contro di loro da chi riteneva che fosse un'azione disgustosa abbandonare quel "paradiso dei proletari"che era la Jugoslavia di Tito.
Un esempio lampante di questa campagna d'odio e diffamazione è questo articolo pubblicato sull'Unità il 30 Novembre 1946:"Non riusciremo mai a considerare aventi diritto ad asilo coloro che si sono riversati nelle nostre grandi città.Non sotto la spinta del nemico incalzante,ma impauriti dall'alito di libertà che precedeva o coincideva con l'avanzata degli eserciti liberatori.I gerarchi,i briganti neri,i profittatori che hanno trovato rifugio nelle città e vi sperperano le ricchezze rapinate e forniscono reclute alla delinquenza comune,non meritano davvero la nostra solidarietà né hanno diritto a rubarci pane e spazio che già sono così scarsi.Nel novero di questi indesiderabili,debbono essere collocati coloro che sfuggono al giusto castigo della giustizia popolare e si presentano qui da noi in veste di vittime,essi che furono carnefici.Aiutare e proteggere costoro non significa essere solidali,bensì farci complici".
Le conseguenze di questo atteggiamento scellerato furono facilmente immaginabili,gli esuli invece di essere compresi ed aiutati,in molte parti d'Italia furono insultati o addirittura minacciati dalla popolazione locale.
Una testimone di quei giorni ricorda l'arrivo del suo treno alla stazione di Bologna:"C'era gente che faceva il pugno chiuso e ci diceva fascisti e non si poteva neanche scendere dal treno,ma noi avevamo bisogno di bere un pò d'acqua e non ci lasciavano scendere.Allora mia madre mi ha detto:"Ma vai tu che forse,visto che sei bambina ti fanno andare" e infatti mi ha accompagnato anche un ragazzino e ci han lasciato venire con l'acqua sul treno.Ci hanno fermato una notte intera,avevamo fame e sete e gli uomini adulti non li lasciavano scendere,è stata una cosa tremenda".
In tutto il territorio nazionale vennero allestiti dei campi profughi che molte volte si mostravano insufficienti o inadeguati ad ospitare un numero elevato di persone.
Alcuni di questi campi erano veramenti terribili sotto il profilo del rispetto dell'igiene e dell'intimità dei singoli individui.
Ecco la testimonianza di un'esule che descrive un campo profughi situato presso Bergamo:"Il campo era un ex manicomio.Si era divisi solo dalle coperte.Puzzolente,quell'odore l'ho avuto nel naso per anni.Ci accolsero con una domanda:"signora quanti siete"?Ho detto:"mi pare 32"."Oddio altri 32 disgraziati,è tanto brutto signora,non vede"?Chi urla di notte,chi piange chi bestemmia,è insopportabile...E il mangiare era una cosa orribile,peggio delle bestie.Quando è venuto il sindaco gli ho portato la gamella fin sotto il naso:"Provi a mangiarlo lei signor sindaco,questa roba,la mangi"!Sopra di me dormiva un bambino pieno di pidocchi".
L'esodo continuò anche durante i primi anni '50 ed ebbe un'ulteriore spinta dal Memorandum d'intesa,dove veniva sancito,seppure in maniera provvisoria,il passaggio della zona b del Territorio Libero di Trieste sotto sovranità Jugoslava.
La spartizione territoriale stabilita nel Memorandum d'intesa venne poi resa definitiva dal trattato di Osimo firmato il 1°Ottobre 1975 dal governo italiano presieduto dal democristiano Mariano Rumor.
Per molti anni è stato oggetto di aspre polemiche il fatto che Rumor,probabilmente influenzato dal peso del PCI,partito che sfiorò la maggioranza relativa alle elezioni di quello stesso anno,non si sia opposto in alcuna maniera alla cessione definitiva di questa parte d'Italia,ma anzi abbia avuto un atteggiamento accondiscendente verso quello stesso Tito responsabile della morte di migliaia di suoi e nostri connazionali.
Nel decennio che va dal 1945 al 1956,si calcola che oltre 350000 italiani furono costretti a lasciare le terre che amavano,le terre dei loro avi,colpiti tanto dall'odio slavo quanto dal disprezzo dei propri connazionali che vedevano in loro solamente dei traditori fascisti,indegni di abitare quelle terre finalmente "liberate".
Questi poveri profughi nei decenni successivi dimostrarono di essere persone oneste e laboriose ed anche grazie al loro contributo l'Italia fu in grado di risollevarsi e diventare una potenza economica.
Questi esuli non hanno mai smesso di lottare per la loro causa,perchè fossero riconosciuti i loro diritti,perchè potesse tornare a parlare la voce dei tanti fratelli morti nelle foibe,nei lager,nelle strade,la voce dei veri martiri italiani.